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Lettera del parroco al ritorno dalla Missione in Congo

Carissimi,
nel gennaio del 2008, nel ventennale del gemellaggio con la diocesi di Butembo Beni, il Signore mi ha concesso di far parte della delegazione guidata dal Vescovo Mons. Mariano Crociata. Ho toccato con mano la ricchezza di quella terra, la freschezza della fede dei suoi figli, ma anche le loro sofferenze vissute con dignità e libertà. Tutto ciò ha messo dentro di me il desiderio di ritornarvi, per rafforzare i vincoli di amicizia e di fraternità già instaurati, per abbattere le distanze e i pregiudizi, per vivere il reciproco scambio dei doni dello Spirito, così generoso e creativo nella elargizione.
A distanza di un anno,(9 – 20 gennaio 2010) sono ritornato nella nostra chiesa gemella con la delegazione guidata dal nuovo Vescovo Mons. Antonio Staglianò, che ha voluto compiere un gesto concreto di amicizia all'inizio del suo ministero episcopale tra noi, per dare nuova linfa e vigore al gemellaggio, perché brilli sempre di più come segno di una Chiesa che vive la comunione e la missionarietà.
Questa mia seconda visita è stata arricchita dalla vicinanza di un caro giovane della nostra comunità parrocchiale in servizio nel reparto Agesci Avola3: Corrado Rizza. Dopo Mariella e Salvo Lentini è il terzo giovane che fa esperienza di missione e di servizio nella diocesi gemella, e sono rimasto edificato dalla generosità ed entusiasmo con cui hanno partecipato. Ho visto Corrado farsi africano con gli africani, animare i giochi e le danze, improvvisarsi imbianchino, agricoltore ed artigiano, mosso dal desiderio di condivisione e solidarietà. Grazie Corrado per la tua fede semplice e il tuo generoso servizio. Il tuo esempio mi edifica e mi consola.
Mi viene difficile sintetizzare in poche righe l'intensità e la fecondità delle giornate trascorse insieme con il Vescovo, entusiasta, pienamente coinvolto dalla sua prima esperienza e con tanti sogni per il futuro, con Corrado e con tutta la delegazione. Non senza emozione, rivedo i tanti volti, le tante storie, i disagi, ma anche il coraggio, la forza, l'amore con cui affrontano il quotidiano, la gioia di accogliere e condividere il poco che hanno.
Abbiamo ancora gli occhi e il cuore pieni di quanto abbiamo visto e toccato con mano. Abbiamo incontrato comunità vive, numerose, vi abbiamo letto una fede semplice ma feconda, la genialità di un popolo credente, l'amore per la vita. Un popolo in festa: l'accoglienza, i loro canti armoniosi, le danze, la gioia di rendersi presenti con un dono, la simpatia per i fratelli venuti da lontano, la stima, la fraternità ci hanno fatto sentire partecipi dell'unica famiglia di Dio. Ci siamo convinti ancora di più che la diversità se accolta e amata è ricchezza e stimolo reciproco, fonte di scambio e di collaborazione. La diversità se vissuta nel rispetto della cultura e della tradizione è vita, altrimenti genera estraneità, isolamento, insofferenza, divisioni.
Abbiamo, insieme alla delegazione, attraversato città e visitato villaggi, inaugurato scuole e cliniche, abbiamo sostato in diverse comunità e condiviso esperienze di servizio e di fraternità, ovunque abbiamo trovato la stessa accoglienza e affabilità. Abbiamo avvertito il calore delle famiglie così ricche di figli e così disponibili a condividere il poco che avevano, abbiamo sperimentato la semplicità della loro fede, l'amore a quel fazzoletto di terra che abitano senza possedere, abbiamo constatato il loro desiderio di una vita migliore per i loro figli, una vita senza la paura della guerra che causa morte e miseria e con la possibilità dell'istruzione, condizione necessaria per ogni forma di progresso.
In tal senso, ci siamo impegnati concretamente anche noi, come comunità, contribuendo alla realizzazione di una scuola in una zona periferica del territorio della nostra parrocchia gemella di Muanghi ed alla ristrutturazione ed ampliamento del reparto maternità.
Fruttuoso spiritualmente si è rivelato l'incontro con il parroco della comunità, il quale mi ha condiviso il suo dolore per la morte di due catechisti, uccisi dai ribelli, per la devastazione e l'incendio di molte capanne, per le ruberie ed i soprusi subiti ad opera dei guerriglieri. Ho avvertito che la fede, nonostante tutto, non si è affievolita ed è sempre vivo il desiderio di ricostruire ed andare avanti.
Dal punto di vista naturalistico abbiamo visto delle bellezze che ci hanno incantato, una natura incontaminata, un vero regalo di Dio, un'impronta della Sua creazione, una goccia della Sua struggente bellezza. Dio, forse, creando l'Eden, ha pensato a questo lembo del continente africano. Quanto stiamo meditando nella Lectio divina, il custodire e il coltivare, trova qui la completa realizzazione: non esiste la cultura dell'accumulo, dalla terra prendono quanto serve per il sostentamento giornaliero.
“O Signore, nostro Dio, quanto è grande il Tuo nome su tutta la terra” (Salmo 8)
Questo scambio è necessario per riempire di carità le relazioni quotidiane, aprire “finestre” che ci permettono di guardare il mondo con simpatia, costruire reti che fanno passare informazioni corrette, conoscenze che generano amicizie e collaborazione, testimonianze che alimentano la nostra fede, condivisione che ci aiuta a non morire affogati nel nostro materialismo senza anima e senza cuore.
Che Dio faccia di ognuno di noi piccoli segni di luce e di speranza. Vi ringrazio per l'affetto e per la preghiera con cui ci avete accompagnati durante la nostra visita a Butembo Beni. Ringrazio tutti coloro che sostengono questa nostra presenza nella Diocesi gemella con la loro amicizia, le loro offerte e, i più coraggiosi, con le loro visite.
 
Avola, 02 febbraio 2010
Il Parroco
don Angelo Giurdanella
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