Parrocchia San Giovanni Battista – AvolaProgrammazione pastorale parrocchiale 2009-2010
Parrocchia: mistero di comunione e di missione
“In Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo ;(At 17,28) “Naturalmente non è un Dio ignoto; è il “Dio di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo, Gesù che voi avete consegnato e rinnegato […] mentre egli aveva deciso di liberarlo ”;( At 3, 13) “Pietro prese la parola e disse: In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone , ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”. ( At 10, 34-35).
“ La Parrocchia deve trovare se stessa fuori di se stessa” ( Giovanni Paolo II).
Dio è il Dio di tutti gli uomini . La Chiesa generata dalla Trinità è mistero di comunione; mandata al mondo è missionaria. La nostra comunità parrocchiale rende grazie a Dio che la convoca come “popolo adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (L.G.4) ed in questo anno intende impegnarsi a «ripartire da Dio» (Martini), come la comunità descritta negli Atti degli Apostoli, che, prima ancora di predicare e battezzare, era una Chiesa che riconosceva il primato di Dio, lo lodava e stava davanti a Lui in adorazione (cfr Mc). Ripartiamo da Dio come parrocchia, come famiglie, come giovani, come singole persone che lo cercano con cuore sincero. “ Appena rimessi in libertà, andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto i sommi sacerdoti e gli anziani. All'udire ciò, tutti insieme levarono la loro voce a Dio… (At 4, 23). Nella persecuzione, nelle ostilità, nel turbamento gli apostoli non si sono persi d'animo, hanno pregato, hanno proclamato il primato di Dio, si sono rivolti a Lui con immensa fiducia; anche noi, in questo nostro tempo, intendiamo superare le sterili lamentele sulla società difficile, frammentata, indifferente, impermeabile, e rispondere levando insieme la nostra lode a Dio. Consapevoli di dover testimoniare in una società difficile, in cui prevale un errato concetto di libertà che porta a una morale soggettiva, in cui ciascuno decide ciò che è bene e ciò che è male, sostituendo la verità all'opinione, non ci lasceremo condizionare nell'annunciare Cristo che è la Verità , l'unica verità su Dio e sull'uomo. Il nostro supporto essenziale sarà la fede che va alimentata, come leggiamo in At 2, 42-47, con l'ascolto degli insegnamenti degli apostoli, ossia la Parola vivente di Dio e l'obbedienza, secondo lo stile di Gesù, Parola fatta carne; perseverando nella comunione fraterna e nella preghiera; mettendo in comune i beni, perché nessuno sia bisognoso. Intendiamo vivere tutto ciò nella celebrazione della Eucaristia, ma anche nella catechesi, nei gruppi di Vangelo che si riuniscono nelle case, nella “Lectio Divina”, nella meditazione personale. Per proclamare la Parola è necessario nutrirci di essa. L'Eucaristia, insieme con l'ascolto della Parola e la comunione fraterna è l'elemento inconfondibile che esprime da sempre la vita della Chiesa. La Santissima Trinità fonda e sostiene l'impegno concreto del credente che intende riferirsi ad Essa per costruire le proprie relazioni umane. E allora ci chiediamo: “Siamo davvero una comunità grata a Dio o siamo un popolo che si lamenta, ha paura, continua a dire: “Sarebbe bello, ma non posso!”? Ci sentiamo amati da Dio, sostenuti in ogni momento dalla sua tenerezza? Ci lasciamo plasmare dall'ascolto orante della Parola? Come viviamo l'Eucaristia domenicale? Ci ispiriamo alla comunione delle tre persone divine, per cui ognuna vive non solo con l'altra, ma anche per l'altra e nell'altra? Non si può celebrare l'Eucarestia in un contesto di divisione (cfr. 1 Cor. 11, 21…). Nella comunione eucaristica dobbiamo trovare la sorgente della comunione ecclesiale (cfr. 1 Cor. 10, 17). Ci poniamo allora degli obiettivi generali mentre le 5 commissioni del Consiglio pastorale si attiveranno per programmare le attività pastorali per i singoli ambiti: lasciarci educare dal Signore nella Chiesa a scoprire il vero volto della fede, la relazione intima, personale e diretta con Gesù, per poterla testimoniare in modo credibile agli altri; esporci alla forza del Suo Spirito, che rende capaci di pensare e di vivere con Lui e per Lui. Formare laici maturi nella fede e corresponsabili. Allenare il nostro occhio interiore a riconoscere il Signore nei poveri e negli emarginati. Dai progressi che riusciremo a fare in tal senso dipenderà l'esito del nostro impegno missionario, rivolto ad annunciare il vangelo (“ andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15 ) e a testimoniare l'amore di Dio per l'uomo (“ Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. (cfr. At.4). Anche questo tempo è “ tempo favorevole per la testimonianza del Vangelo ” (cfr Cor 6,2) e la parola del Vangelo va sparsa come seme nella vita quotidiana della gente, là dove gli uomini si incontrano, vivono, soffrono, lottano; lo Spirito non ci lascia privi di suggerimenti nella trama assai complessa della nostra esistenza. Bisogna intuire l'anelito che sale dal cuore di ogni uomo, accompagnarne i passi anche incerti, venire incontro alle sue richieste, pur confuse, senza nascondere la verità cristiana, cogliere il richiamo benefico anche nelle critiche, ravvivare un cristianesimo che a volte si presenta stanco, monotono, tradizionale. Nella nostra comunità tutte le voci devono trovare casa, anche se dopo devono essere guidate alla “Verità”. Tutti gli uomini hanno il diritto di conoscere il Vangelo senza sconti, ed in questo un posto di rilievo va riservato ai poveri, che ci interpellano con il loro stile di vita che mira all'essenziale e suscita il confronto con ciò che veramente vale per l'uomo. Per la nostra comunità, lo “stare con gli ultimi” rappresenterà la verifica esigente dell'autenticità dell'evangelizzazione. Una espressione del Concilio è straordinaria a questo proposito: “Chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, si fa lui pure più uomo” (Gaudium et spes, n. 41). L'incontro con l'Evangelo di Gesù ci conduce così ad operare necessariamente scelte di servizio; sarà, allora, nostro compito aiutare i cristiani di questo territorio a passare da un cristianesimo di tradizione a un cristianesimo di scelta, da una vita impostata esclusivamente sul guadagno ad una vita disponibile a donarsi per servire i fratelli. Gli strumenti che utilizzeremo per perseguire tali obiettivi saranno quelli già esistenti in parrocchia: celebrazione ed adorazione eucaristica, lectio divina, penitenziale comunitaria, catechesi nei quartieri rivolta agli adulti, catechesi ai ragazzi e ai giovani utilizzando gli strumenti metodologici e contenutistici dell'ACI e dell'AGESCI; occasioni di studio ed approfondimento biblico e pastorale a livello diocesano e vicariale, oltre che parrocchiale; una cura pastorale privilegiata sarà riservata alle famiglie dei nostri ragazzi. Ed ancora, il centro ascolto, la mensa d'accoglienza, la “Casa Famiglia Sarah Calvano” in cui ospitare bambini da 0 a 10 anni con le rispettive mamme che versino in situazioni di particolare disagio familiare, la collaborazione con la Comunità Incontro, il gemellaggio con la parrocchia di Muangi -Butembo Beni-, e poi i momenti di aggregazione, di condivisione fraterna e scambio di esperienze con le altre parrocchie. In comunione con quanto voluto dal Santo Padre Benedetto XVI, che ha indetto l'anno sacerdotale nel 150° della morte del Santo curato d'Ars Giovanni Maria Vianney “per testimoniare che la Chiesa è fiera dei suoi sacerdoti e si adopera perché essi siano santi e gioiosi nel lavoro apostolico quotidiano, nella consapevolezza che i giovani restano colpiti da persone contente, non bruciate dai troppi impegni, capaci di rivitalizzare energie e motivazioni profonde”, rifletteremo sul dono del sacerdozio comune e ministeriale, partecipando a tutte le iniziative vicariali e diocesane. L'impegno di questo anno pastorale consisterà nel rinvigorire tutto ciò, cercando di migliorarne la qualità, anche grazie alla ricerca costante della dimensione sinodale del nostro cammino (sy'n-odòs) nella storia verso il Regno, consapevoli come siamo della necessità di avviare un processo formativo che ci proietti verso le nuove forme di pastorale integrata cui la Chiesa universale e locale ci chiamano, per un superamento dei limiti mentali, prima che territoriali, in cui spesso ci chiudiamo; un'integrazione dettata dall'esigenza di contribuire, di fare la nostra parte perché risplenda qui ed ora l'immagine della comunione trinitaria, in cui unità e differenza non sono in contrasto, ma essenziali. Come nella vita della Trinità, la pluralità si ricompone sempre nell'unità. Con S. Agostino possiamo dire anche noi: “Vides Trinitatem, si caritatem vides” (Contempli la Trinità , se vedi la carità) ( De Trinitate VIII, 8-12). Camminare insieme fedeli, diaconi e presbiteri per superare ogni logica individualistica, di isolamento e di ostentata sufficienza. Solo una chiesa “sinodale” sarà un'autentica comunione, a immagine della comunione trinitaria, via maestra affinché la chiesa risplenda “casa e scuola di comunione” (NMI 43) per le nuove generazioni cristiane e per gli uomini tutti. Altro impegno della comunità parrocchiale sarà quello di incontrarsi in forma assembleare bimestrale per “raccontare” il cammino percorso dalle varie realtà presenti, le difficoltà e gli insuccessi, condividendoli con i fratelli nella fede con coraggio e discrezione, animati solamente dal desiderio di servire sempre il Signore utilizzando al meglio i carismi e i ministeri personali. La liturgia ci fa chiedere a Dio, per l'intercessione di Maria, di andare incontro a Lui in “santità e purezza di spirito” e di essere “liberati da ogni colpa”. Insegna il Concilio: “…mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e senza ruga, i fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti” (Lumen Gentium, 65). . Avola 8 novembre 2009
Il Consiglio Pastorale Parrocchiale
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